Tumori: report Favo avverte, ‘diritti di 4 milioni di italiani a rischio per ritardi burocratici’

Il 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici denuncia ritardi burocratici e mancanza di decreti attuativi, compromettendo diritti e accesso alle cure per 4 milioni di italiani.

Il 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato il 4 febbraio 2025 a Roma, rivela una situazione allarmante per i circa 4 milioni di cittadini italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore. Nonostante la presenza di nuove esigenze cliniche, riabilitative, sociali e lavorative, i diritti conquistati nel corso degli anni rischiano di rimanere solo sulla carta a causa di ritardi burocratici e mancanza di decreti attuativi. Questa denuncia è emersa durante la XXI Giornata nazionale del malato oncologico, organizzata dalla Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, insieme a numerose associazioni federate.

La paralisi del piano oncologico nazionale

La Favo ha evidenziato la situazione critica del Piano oncologico nazionale (Pon) 2023-2027. Nonostante le ripetute richieste di attivazione, la Cabina di regia nazionale non è ancora operativa, bloccando le funzioni di monitoraggio e controllo necessarie per garantire l’allocazione delle risorse finanziarie all’oncologia. Anche il Coordinamento generale delle reti oncologiche (Cro) è in una fase di stallo, nonostante la prima delibera approvata nel 2024. Questa situazione impedisce al Ministero della Salute di avere un quadro chiaro delle reti oncologiche e di intervenire per migliorare le condizioni locali e diffondere le migliori pratiche. La mancanza di azioni concrete accentua le disparità tra le Regioni, ostacolando l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e le liste d’attesa. Inoltre, la partecipazione delle associazioni di pazienti alle decisioni strategiche del Servizio sanitario nazionale è a rischio senza i decreti attuativi necessari.

Criticità nella partecipazione dei pazienti

Francesco De Lorenzo, presidente della Favo, ha sottolineato l’importanza della Cabina di regia nazionale per garantire l’efficacia del Pon. Senza di essa, il documento rimane un mero programma senza attuazione, incapace di influenzare i percorsi di cura e garantire uniformità nei servizi sanitari su tutto il territorio. La mancata attivazione del Cro mina l’Accordo Stato-Regioni del 2019, che mira a consolidare le reti oncologiche. De Lorenzo ha denunciato che la burocrazia lenta e inefficace rischia di trasformare diritti conquistati in attese estenuanti. La variabilità regionale nella partecipazione dei pazienti nei Percorsi diagnostici terapeutici-assistenziali (Pdta) oncologici continua a rappresentare un problema significativo.

Maurizio Campagna, membro del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, ha evidenziato come la partecipazione attiva dei pazienti sia fondamentale per garantire equità nell’accesso alle cure e migliorare l’umanizzazione dei percorsi assistenziali.

Impatto sociale del cancro e nuove leggi a sostegno

Elisabetta Iannelli, segretario della Favo, ha messo in evidenza che il cancro non è solo una questione clinica, ma ha anche un forte impatto sociale su pazienti e caregiver. Nonostante le tutele fornite dal Servizio sanitario nazionale, i costi associati alla malattia possono gravare pesantemente sulle famiglie. In questo contesto, il welfare aziendale potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel sostenere i pazienti. Il senatore Francesco Zaffini ha annunciato l’approvazione della legge n. 106 del 2025, che mira a rafforzare i diritti sociali e lavorativi per i lavoratori affetti da patologie oncologiche. Questa normativa introduce permessi retribuiti per visite e terapie, garantendo una maggiore protezione del posto di lavoro.

Nuove diagnosi e miglioramenti nella cura

Nel 2025, si stimano circa 390mila nuove diagnosi di tumore in Italia. Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), ha evidenziato come i tassi di sopravvivenza stiano migliorando in molte neoplasie. L’esercizio fisico, noto come “exercise oncology”, si sta rivelando benefico per i pazienti oncologici. Tuttavia, l’integrazione dell’attività fisica nei percorsi di cura è ancora insufficiente e disomogenea nel Paese.

Paola Varese, direttore scientifico della Favo, ha sollevato preoccupazioni riguardo alla crescente diffusione del fumo tecnologico tra i giovani, sottolineando l’urgenza di promuovere consapevolezza sui rischi associati. Infine, Roberta Siliquini, dell’Università di Torino, ha sottolineato l’importanza delle vaccinazioni per ridurre complicazioni nei pazienti oncologici, evidenziando che i tassi di copertura in Italia sono ancora insufficienti.

La Favo, rappresentando oltre 200 associazioni federate e 700mila iscritti, si sta evolvendo per diventare un interlocutore istituzionale efficace, raccogliendo e dando voce ai bisogni dei pazienti oncologici in un panorama assistenziale complesso e in continua evoluzione.

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