Un gruppo di ricercatori italiani ha recentemente compiuto un passo significativo nella lotta contro i tumori, riuscendo a rendere riconoscibili al sistema immunitario alcune neoplasie precedentemente considerate “fredde”. Questo studio, condotto nel 2025, offre nuove speranze per i pazienti affetti da tumori solidi che non rispondono alle attuali terapie immunologiche.
La scoperta dei tumori ‘freddi’
I tumori definiti ‘freddi’ sono caratterizzati da una scarsa presenza di segnali in grado di attivare le difese immunitarie dell’organismo, rendendoli praticamente invisibili. Tra questi, si annoverano neoplasie come i tumori del colon-retto, del pancreas e del seno, che sfuggono all’immunoterapia a causa di questa loro peculiarità. L’importante lavoro di un team di ricercatori italiani, in collaborazione con esperti internazionali, ha portato a una nuova strategia per affrontare questa sfida. Gli scienziati sono riusciti ad attivare dei piccoli ‘segnalatori molecolari’ nelle cellule tumorali, rendendole più visibili al sistema immunitario e permettendo così un attacco più efficace.
Il ruolo dell’immunoterapia
L’immunoterapia rappresenta una delle innovazioni più rilevanti nel campo dell’oncologia, in quanto non attacca direttamente il tumore, ma potenzia il sistema immunitario per riconoscerlo e combatterlo. Questa modalità di trattamento ha dimostrato di essere efficace anche in stadi avanzati di malattia, come nel caso di alcuni pazienti con melanoma e tumori polmonari. Tuttavia, per la maggior parte dei tumori solidi, in particolare quelli considerati freddi, l’immunoterapia non ha ancora mostrato risultati soddisfacenti. Alberto Bardelli, direttore scientifico dell’Ifom e professore all’Università degli Studi di Torino, ha evidenziato che solo una piccola percentuale di pazienti con tumore del colon-retto o del pancreas presenta le caratteristiche molecolari necessarie per una risposta positiva all’immunoterapia.
Dettagli dello studio pubblicato
I risultati di questa ricerca, pubblicati su ‘Cancer Discovery’, rivelano come una molecola sperimentale possa attivare segnalatori sul tumore, trasformandolo in un bersaglio per il sistema immunitario. I ricercatori si sono concentrati su un meccanismo chiamato ‘mismatch repair’, che corregge gli errori nel DNA durante la replicazione cellulare. In un approccio innovativo, invece di mantenere attiva questa funzione, gli scienziati hanno trovato un modo per bloccarla temporaneamente. Bardelli ha spiegato che questa scoperta rappresenta un cambio di paradigma, poiché non si limita a combattere la crescita del tumore, ma riscrive il dialogo tra il tumore e l’organismo.
Esperimenti e risultati significativi
I ricercatori hanno condotto esperimenti sia su cellule tumorali in coltura che su modelli animali, eseguendo analisi genomiche longitudinali per monitorare l’evoluzione delle cellule sotto trattamento. I risultati hanno mostrato che, dopo l’esposizione alla molecola NP1867, le cellule tumorali hanno acquisito caratteristiche tipiche dei tumori sensibili all’immunoterapia, come un carico mutazionale elevato e una maggiore immunogenicità. Le nuove mutazioni hanno agito come segnalatori, rendendo il tumore visibile al sistema immunitario e permettendo un attacco efficace.
Prospettive future e sviluppi della ricerca
La ricerca apre nuove possibilità nel trattamento di tumori attualmente resistenti, come quelli colorettali e pancreatici. Gli autori dello studio mirano a sviluppare molecole con proprietà farmacologiche adatte alla somministrazione prolungata e a avviare studi preclinici più vicini ai pazienti. Giovanni Germano, professore associato all’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato l’importanza di questa scoperta, affermando che rappresenta un passo concettuale significativo nella lotta contro i tumori. La ricerca è stata supportata da Fondazione Airc e dall’European Research Council, con la collaborazione di NeoPhore e altri partner internazionali.
La prospettiva è di ampliare l’efficacia dell’immunoterapia, rendendo visibili i tumori che attualmente sfuggono al sistema immunitario. L’obiettivo finale è sviluppare farmaci capaci di indurre una vulnerabilità immunologica controllata nei tumori, ampliando così il numero di pazienti potenzialmente candidabili a questi trattamenti innovativi.
