Un gene favorisce longevità e salute: scoperto il segreto dei centenari

La scoperta del gene Lav nei centenari offre nuove prospettive per la protezione contro malattie cardiovascolari e neurodegenerative, migliorando la salute e la qualità della vita.

Il DNA dei centenari ha rivelato un’importante scoperta: una particolare variante genetica, identificata come Lav, potrebbe fornire una protezione significativa contro le malattie cardiovascolari e neurodegenerative. Questo risultato è emerso dal lavoro del neurologo Annibale Puca, professore di Genetica all’Università di Salerno e ricercatore presso MultiMedica, durante la terza edizione della ALC Aging and Longevity Conference, tenutasi a Roma il 11 aprile 2026.

La scoperta del gene Lav

Il gruppo di ricerca guidato da Puca ha analizzato un campione di circa 600 centenari provenienti dal Cilento, confrontandoli con un gruppo di individui sani della popolazione generale. Dallo studio è emerso che la presenza del gene Lav è associata a una maggiore resistenza a patologie come l’ipertensione e l’aterosclerosi, che colpiscono frequentemente le persone anziane. Puca ha spiegato che questa variante genetica ha un’azione protettiva su cuore e cervello, suggerendo che potrebbe rappresentare una chiave per comprendere come invecchiare meglio.

L’investigazione ha avuto inizio su modelli animali e si è successivamente estesa a studi in vitro su cellule umane del sistema immunitario. I risultati, pubblicati nel corso degli anni, hanno mostrato progressi significativi, tra cui la capacità di ringiovanire cuori anziani e di bloccare malattie come la Corea di Huntington. La scoperta più recente ha dimostrato che il gene Lav può mitigare il deterioramento cardiaco anche in pazienti affetti da progeria, una malattia caratterizzata da un invecchiamento precoce.

Implicazioni per la salute pubblica

Il lavoro sui centenari non solo contribuisce a comprendere i meccanismi dell’invecchiamento, ma offre anche potenziali applicazioni per migliorare la salute generale della popolazione. Puca ha sottolineato che studiando il DNA di queste persone longeve, è possibile scoprire strategie per contrastare i disturbi legati all’invecchiamento. La ricerca suggerisce che replicare i codici genetici dei centenari potrebbe rivelarsi vantaggioso per migliorare la qualità della vita e potenzialmente ringiovanire alcuni organi.

Il neurologo ha paragonato il patrimonio genetico a un modello di automobile, affermando che mentre la genetica rappresenta la struttura di base, lo stile di vita funge da carburante. Un corretto stile di vita può ottimizzare le prestazioni, ma ci sono limiti intrinseci. Intervenire sul DNA dei centenari potrebbe fornire informazioni preziose su come affrontare il processo di invecchiamento senza incorrere in effetti collaterali, a differenza di approcci farmacologici che spesso comportano rischi.

Analisi delle varianti genetiche

Puca ha evidenziato che confrontando il DNA dei centenari con quello della popolazione generale, è stato possibile creare un catalogo di varianti geniche. Le varianti benefiche sono state associate a un miglioramento del benessere, mentre quelle nocive tendono a essere perse nel tempo dai centenari. Tra i mediatori degli effetti positivi del gene Lav, spicca il sistema immunitario, che mostra una diminuzione della componente infiammatoria.

A livello cardiovascolare, si è osservata una riduzione dei segni di invecchiamento, accompagnata da un recupero funzionale e da una diminuzione dei processi aterosclerotici. Anche a livello cerebrale, il trattamento con Lav ha dimostrato di proteggere contro forme rare di malattie neurodegenerative, come la Corea di Huntington.

Il farmacologo Cesare Sirtori, dell’Università degli Studi di Milano, ha confermato che il gene Lav rappresenta una variante genetica che viene trasmessa alle generazioni future, suggerendo che potrebbe essere utilizzato per proteggere le popolazioni vulnerabili dalle malattie legate all’invecchiamento e per migliorare la salute degli organi.

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