Uno studio evidenzia i rischi legati all’uso delle maniche lunghe negli ospedali

L’indagine di Maria F. Sanes Guevara rivela alta contaminazione delle maniche degli operatori sanitari, evidenziando la necessità di rivedere le pratiche igieniche negli ospedali per prevenire infezioni.

La recente indagine sulle **infezioni ospedaliere**, condotta da **Maria F. Sanes Guevara** e dal suo team dell’**UPMC Presbyterian** di **Pittsburgh**, ha portato alla luce dati preoccupanti riguardo alla **contaminazione** delle **maniche** degli **operatori sanitari**. Questo studio, pubblicato il 5 febbraio 2026, mette in evidenza l’importanza di rivedere le **pratiche igieniche** e le **divise** utilizzate negli **ospedali**, con l’obiettivo di ridurre il rischio di **infezioni nosocomiali**.

Analisi dei campioni

La ricerca ha esaminato un totale di 280 campioni prelevati dalle maniche degli operatori in vari reparti ospedalieri. I risultati sono stati allarmanti: l’81% delle maniche lunghe analizzate ha mostrato segni di crescita batterica, e il 21% di esse conteneva almeno un **patogeno** potenzialmente pericoloso. **Fabio Beatrice**, presidente del board scientifico del **Mediterranean Observatory on Harm Reduction**, ha sottolineato l’importanza di un gesto semplice come il rimboccarsi le maniche, che potrebbe contribuire significativamente a contenere le **infezioni**. Beatrice ha anche evidenziato la necessità di rimuovere accessori come **orologi** e **anelli** in contesti di cura, suggerendo che il **lavaggio** e la **disinfezione** delle mani debbano essere rafforzati. Per alcune procedure, è consigliabile l’uso di **camici monouso**, **mascherine** e **guanti**, adattando l’abbigliamento alle specificità del reparto.

Microrganismi riscontrati

Tra i **microrganismi** identificati nel campione, spiccano gli streptococchi alfa-emolitici, riscontrati in 28 casi, seguiti da diverse specie di Bacillus (20 casi), specie Pantoea e Mixta (8 casi), e **bacilli gram-negativi** (6 casi). In due occasioni è stato trovato anche lo Staphylococcus aureus, noto per la sua capacità di causare infezioni gravi. L’indagine ha rivelato differenze significative tra i materiali delle maniche. Il pile si è rivelato il tessuto più favorevole alla proliferazione batterica, con oltre il 41% delle maniche in questo materiale contaminate. I tessuti sintetici non in pile hanno mostrato una contaminazione del 32,8%, mentre il cotone ha registrato un tasso del 24,1%. Inoltre, il 69,6% delle maniche campionate nei reparti ordinari presentava crescita batterica, rispetto al 30,4% nelle unità di terapia intensiva, dove le misure di controllo delle infezioni sono generalmente più rigorose.

Strategie di riduzione della contaminazione

Una soluzione semplice per ridurre la contaminazione potrebbe essere l’adozione della pratica di **arrotolare** le maniche, che permette una migliore igiene delle mani fino ai polsi. I **ricercatori** hanno chiarito che, sebbene non siano state trovate prove dirette di trasmissione dai vestiti ai **pazienti**, è stato osservato che anche gli indumenti appena lavati possono contaminarsi rapidamente entro poche ore dall’uso. In **Regno Unito**, esiste già una politica nota come bare below the elbows, che incoraggia gli operatori sanitari a non indossare maniche lunghe. Questa iniziativa è sostenuta dalla Society for Healthcare Epidemiology of America da oltre un decennio, ma negli **Stati Uniti** non è ancora obbligatoria, lasciando le regole sull’abbigliamento a discrezione dei singoli ospedali.

La ricerca di **Sanes Guevara** e del suo team non solo mette in evidenza l’importanza di una maggiore attenzione alle pratiche igieniche, ma invita anche a una riflessione profonda sulle attuali norme di abbigliamento negli ospedali, con l’obiettivo di migliorare la **sicurezza** dei **pazienti** e ridurre il rischio di **infezioni**.

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