Vaccino anti Covid in gravidanza: riduzione del rischio di preeclampsia secondo uno studio

La vaccinazione anti Covid-19 in gravidanza riduce il rischio di preeclampsia e altre complicanze, secondo uno studio del San Raffaele di Milano su oltre 6.500 donne.

Una recente ricerca condotta dal San Raffaele di Milano ha messo in evidenza l’importanza della vaccinazione anti Covid-19 durante la gravidanza, rivelando che essa può ridurre il rischio di complicanze anche al di là della protezione contro il virus Sars-CoV-2. Lo studio, pubblicato sulla rivista EClinicalMedicine del gruppo Lancet, ha coinvolto oltre 6.500 donne in gravidanza in 40 ospedali di 18 Paesi, tra il 2020 e il 2022, ed è parte del consorzio Intercovid, una rete di ricerca creata per analizzare gli esiti materni e perinatali legati al Covid-19.

Il gruppo di ricerca italiano è stato guidato dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con il dottor Paolo Cavoretto, specialista in ostetricia e ginecologia, a capo dello studio. La ricerca ha coinvolto anche altre importanti strutture ospedaliere italiane, come la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e l’IRCCS Gaslini di Genova, tra le altre. I risultati hanno dimostrato che la vaccinazione, in particolare se accompagnata da una dose booster, è efficace nel ridurre il rischio di preeclampsia, una complicanza grave che può mettere a repentaglio la vita sia della madre che del bambino.

Il legame tra vaccino e preeclampsia

La preeclampsia è una condizione che si manifesta generalmente dopo la ventesima settimana di gravidanza, caratterizzata da ipertensione e danni agli organi, spesso accompagnata dalla presenza di proteine nelle urine. Questa patologia è una delle principali cause di complicazioni ostetriche e può portare a gravi conseguenze, tra cui parto pretermine e mortalità materna e neonatale. Si stima che colpisca tra il 3% e l’8% delle gravidanze in tutto il mondo, a seconda di vari fattori, tra cui il rischio gestazionale e i protocolli clinici applicati.

Le origini della preeclampsia non sono completamente comprese, ma si ritiene che siano legate a disfunzioni nello sviluppo della placenta e a problemi cardiovascolari. Questi fattori possono innescare un’infiammazione diffusa, compromettendo il corretto funzionamento degli organi, in particolare dei vasi sanguigni. Il dottor Cavoretto ha sottolineato che i meccanismi alla base della preeclampsia sono simili a quelli osservati nelle forme gravi di infezione da Sars-CoV-2, evidenziando come l’infezione possa aggravare la vulnerabilità della placenta.

Il ruolo della vaccinazione

I vaccini anti Covid-19 sono progettati per stimolare il sistema immunitario a riconoscere e neutralizzare il virus Sars-CoV-2, contribuendo a ridurre il rischio di infezione e le sue complicazioni. Ricerche precedenti hanno già dimostrato la sicurezza dei vaccini in gravidanza e la loro capacità di prevenire forme severe di Covid-19. Questo nuovo studio ha rivelato che la vaccinazione potrebbe anche influenzare positivamente i meccanismi immunitari e vascolari coinvolti nello sviluppo della preeclampsia, fornendo una protezione anche in assenza di infezione virale.

L’analisi ha coinvolto 6.527 donne in gravidanza, di cui 3.753 non vaccinate e 2.774 vaccinate, con 848 di queste che avevano ricevuto anche la dose booster. I risultati hanno mostrato che l’infezione da Covid-19 in gravidanza aumenta il rischio di preeclampsia del 45%, cifra che sale al 78% nelle donne non vaccinate. D’altra parte, la vaccinazione è stata associata a una riduzione del rischio di preeclampsia del 33% dopo la dose booster, con una riduzione del 58% per le donne con comorbidità preesistenti.

Le donne vaccinate hanno anche mostrato una minore incidenza di altri esiti avversi legati alla gravidanza, come parto pretermine e mortalità materna e perinatale, con una riduzione di circa il 30% per ciascuna di queste condizioni.

Il dottor Cavoretto ha affermato che questi risultati rappresentano un passo importante nella prevenzione della preeclampsia, soprattutto per le donne con comorbidità, che sono quelle più vulnerabili. I ricercatori hanno sottolineato l’importanza di sostenere e ampliare i programmi vaccinali per le donne in gravidanza, ponendo particolare attenzione alla copertura delle dosi booster e all’accesso equo a livello globale.

Il dottor Massimo Candiani, primario dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha commentato il valore della collaborazione internazionale, evidenziando come questa ricerca possa contribuire a migliorare la salute delle donne in gravidanza e dei loro bambini.

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