In Francia, gli hacker hanno preso di mira i frigoriferi utilizzati per conservare le donazioni di sangue. Secondo quanto riportato, l’attacco informatico avrebbe fatto salire la temperatura interna dagli abituali -30 °C fino a 110 °C. I sistemi di allarme e le procedure di emergenza hanno però funzionato, evitando danni ai pazienti e la perdita delle donazioni.
L’episodio ha spinto Tonino Aceti, presidente di Salutequità, a chiedere una maggiore attenzione anche in Italia. In una dichiarazione all’Adnkronos Salute, Aceti ha osservato che per mettere a rischio la salute dei cittadini può essere sufficiente compromettere i sistemi informatici di un fornitore che gestisce apparecchiature essenziali, senza colpire direttamente un ospedale o una banca dati sanitaria.
La richiesta di prevenzione per l’Italia
Per il presidente di Salutequità, la capacità di reazione non può essere l’unica garanzia della sicurezza delle cure. Servono investimenti nella prevenzione, controlli sulla sicurezza informatica delle apparecchiature sanitarie e dei fornitori esterni, oltre a sistemi di verifica indipendenti e procedure alternative per assicurare la continuità dei servizi in caso di attacco.
Aceti sollecita inoltre la verifica del livello di protezione dei sistemi che conservano sangue, farmaci e materiali biologici, a partire dalla sicurezza degli accessi da remoto. La digitalizzazione della sanità, ha affermato, offre opportunità ma introduce anche nuove vulnerabilità.
La cybersicurezza, secondo Aceti, deve quindi essere considerata parte integrante della qualità e della sicurezza dell’assistenza, non una responsabilità riservata soltanto ai tecnici informatici. L’episodio francese rappresenta, nelle sue parole, un campanello d’allarme anche per l’Italia, che non dovrebbe farsi trovare impreparata.
Fonte originale: Cyberattacchi: in Francia hacker contro i frigoriferi del sangue, Salutequità ‘allerta anche in Italia’
