Aifa approva il rimborso per sebelipase alfa nella deficit di lipasi acida lisosomiale

Aifa approva la rimborsabilità di sebelipase alfa nel deficit di lipasi acida lisosomiale Lal-D, terapia enzimatica sostitutiva a lungo termine.
Aifa approva il rimborso per sebelipase alfa nella deficit di lipasi acida lisosomiale Aifa approva il rimborso per sebelipase alfa nella deficit di lipasi acida lisosomiale

Aifa ha approvato la rimborsabilità di sebelipase alfa, terapia enzimatica sostitutiva a lungo termine indicata per il trattamento di pazienti di tutte le età affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale (Lal-D). La decisione, comunicata in una nota, riguarda una malattia metabolica genetica ultra-rara e progressiva, che può evolvere gradualmente e provocare danno multiorgano, fino a una potenziale morte prematura.

Secondo la nota, Lal-D è causata da un difetto dell’enzima necessario a metabolizzare colesterolo e trigliceridi. Il mancato funzionamento determina un accumulo di lipidi nel fegato e in altri organi. In Italia, la disponibilità del trattamento viene presentata come un passaggio rilevante per la gestione della patologia, definita come condizione genetica con decorso variabile e riconoscimento spesso complesso.

Diagnosi difficile e ritardi: il nodo clinico

Il quadro clinico della Lal-D viene descritto come eterogeneo e con una variabilità che può renderla difficile da riconoscere. La nota riporta che la malattia viene spesso confusa con condizioni più comuni, come le ipercolesterolemie familiari o altre epatopatie. Per questo, viene indicata come prioritaria la diagnosi differenziale e la sensibilizzazione dei clinici verso elementi caratterizzanti e segni di allarme.

Nel commento di uno specialista, la sensibilizzazione serve a ridurre un ritardo diagnostico che, secondo quanto riportato, può superare i 10 anni. Nel neonato con forma rapidamente progressiva, definita anche sindrome di Wolman, la nota indica che, in assenza di trattamento, circa l’89% dei pazienti non supera il primo anno di vita. Esiste poi un secondo fenotipo meno severo, con evoluzione pediatrica lenta e molto variabile.

Per questa forma, la nota segnala segni di interessamento epatico come l’ingrossamento di fegato e milza, alterazioni degli enzimi epatici e alti livelli di colesterolo. La conferma diagnostica può avvenire tramite test su goccia di sangue (Dried Blood Spot), analogo a quello impiegato in programmi di screening, ma la sfida principale resta il sospetto clinico. Se la malattia non viene considerata, la diagnosi può arrivare dopo anni, quando parte del danno epatico potrebbe essere già irreversibile.

Cosa cambia con la terapia e i dati disponibili

La nota sottolinea che sebelipase alfa rappresenta una terapia che agisce sulla causa della Lal-D, con l’obiettivo di ridurre l’accumulo patologico di lipidi e intervenire prima che il danno d’organo diventi irreversibile. Vengono richiamati miglioramenti osservati negli studi clinici su sopravvivenza, marcatori di danno epatico e alterazioni lipidiche, oltre all’indicazione che diagnosi precoce e trattamento tempestivo possano tradursi in una prognosi migliore.

La nota ricorda che sebelipase alfa è stata approvata nell’Unione europea nel 2015. L’approvazione si basava su dati di due studi clinici e su uno studio di estensione in aperto che hanno coinvolto pazienti infantili, pediatrici e adulti. Per i pazienti con forma infantile di Lal-D oltre i 12 mesi, viene indicato un beneficio significativo in termini di sopravvivenza: 67% (6 su 9) rispetto a 0 su 21 in una coorte storica non trattata.

Nei pazienti pediatrici, la nota riferisce miglioramenti dei parametri epatici, incluso l’enzima ALT, e un aumento del peso nelle prime settimane. Nella popolazione pediatrica e adulta, il trattamento viene descritto come associato alla normalizzazione dei livelli di ALT, a una riduzione del grasso nel fegato e di indicatori di danno epatico rispetto al placebo, oltre a miglioramenti nell’accumulo lipidico misurato tramite livelli di colesterolo LDL e HDL. Tra gli eventi avversi più comuni vengono citati ipersensibilità, edema palpebrale, tachicardia, difficoltà respiratoria, vomito, dolore addominale, diarrea, febbre, affaticamento, capogiri ed eruzione cutanea.

La nota precisa infine che le richieste di rimborsabilità sono attualmente in valutazione in altri Paesi dell’UE. Per il contesto italiano, l’approvazione viene presentata come un traguardo per la comunità dei pazienti e delle famiglie, nel quadro delle difficoltà diagnostiche e dei possibili ritardi di riconoscimento della condizione.

Fonte originale: Deficit di lipasi acida lisosomiale, Aifa approva rimborso per sebelipase alfa

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