Dopo un lungo periodo di relativa calma, il Covid-19 torna a suscitare preoccupazioni in Europa. La Francia ha segnalato un incremento significativo dei contagi, suscitando interrogativi su cosa stia realmente accadendo nel Paese e sulle possibili conseguenze per l’Italia e il resto del continente. Federico Gueli, esperto italiano di varianti virali, ha fornito un’analisi dettagliata all’Adnkronos Salute, evidenziando che attualmente non esiste alcuna emergenza. Gueli, che ha seguito l’evoluzione del virus Sars-CoV-2 sin dai primi giorni della pandemia, ha sottolineato l’importanza di monitorare la situazione, nonostante la diminuzione dei test e dei sequenziamenti.
Analisi dell’aumento dei casi in Francia
Federico Gueli ha esaminato i dati provenienti dalle reti di sorveglianza francesi, notando un incremento dei casi a fine settembre rispetto alla settimana precedente. Tuttavia, ha chiarito che si parte da una base di bassa circolazione del virus e che i livelli attuali non superano quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. Gueli ha affermato che non c’è motivo di allerta, poiché la situazione attuale è in gran parte normale e influenzata dalla riapertura delle scuole e dal cambio di stagione.
Inoltre, Gueli ha osservato che le varianti attualmente sotto monitoraggio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non sembrano mostrare un comportamento particolarmente allarmante. Le varianti di interesse, come XFG e NB.1.8.1, non hanno prodotto un aumento globale di casi e la loro diffusione è stata limitata a contesti locali. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di BA.3.2, una variante sudafricana che ha dimostrato di colpire maggiormente i bambini, influenzando la circolazione di altri agenti respiratori.
La diffusione delle varianti in Europa
Gueli ha evidenziato che in Europa la situazione è attualmente frammentata. Diverse nazioni stanno registrando incrementi nei casi, tra cui Francia, Belgio, Lussemburgo, Irlanda e Regno Unito. Tuttavia, il numero di dati disponibili è limitato, rendendo difficile tracciare un quadro complessivo. Le varianti di XFG, in particolare, sono state identificate in Spagna, dove è in corso un’ondata, ma senza destare allarmismi.
La presenza di varianti come TA.1 e TK.1, derivate da XFG, non sembra comportare un aumento della severità dei sintomi. Gueli ha anche menzionato una nuova variante, ST.1, scoperta in Spagna, che presenta mutazioni insolite ma non ha mostrato un impatto epidemiologico significativo fino ad ora.
La variante PJ.2.1 e il suo monitoraggio
Un’attenzione particolare è stata riservata alla variante PJ.2.1, che Gueli definisce “sorvegliata speciale”. Questa variante è stata tracciata dal primo caso di infezione cronica in Ontario, Canada, a partire dalla fine del 2025. PJ.2.1 ha mostrato una notevole capacità di mutazione, acquisendo ben 20 mutazioni nel paziente iniziale. Da gennaio 2026, ha iniziato a circolare a bassa intensità, ma ha guadagnato terreno, specialmente negli Stati Uniti, in Europa e in altre regioni.
Sebbene PJ.2.1 non stia causando un’esplosione di casi come in passato, la sua diffusione è in aumento. Gli esperti stanno monitorando attentamente questa variante poiché potrebbe avere un impatto significativo in futuro, anche se attualmente non è associata all’aumento dei casi in Francia o in Italia, dove Gueli ha notato un incremento soprattutto nelle regioni di Lombardia, Veneto, Lazio e Campania.
La situazione attuale, sebbene preoccupante, non presenta segnali di emergenza. Gli esperti, come Gueli, continuano a seguire attentamente l’evoluzione del virus, mantenendo un occhio vigile sulle nuove varianti e sulla loro diffusione in Europa e nel mondo.
