Droghe e sicurezza stradale, se la Giustizia indossa il camice bianco

Analisi critica sulla nuova norma che limita le sanzioni per chi guida dopo aver assunto droghe e sui rischi che comporta per tutti.
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La recente modifica dell’articolo 187 del Codice della Strada, che prevede la sanzione per l’uso di droghe alla guida solo se si dimostra un pericolo reale per la circolazione, ha suscitato un dibattito che va oltre le aule giudiziarie. L’Ordine dei medici di Roma ha ricordato che l’assunzione di sostanze stupefacenti rappresenta sempre un rischio per chi guida e per chiunque condivida la strada.

Le droghe alterano la percezione e rallentano i riflessi, impedendo al conducente di valutare correttamente ciò che accade attorno a sé; delegare a un giudice la valutazione del pericolo significa dimenticare che l’alterazione può essere subdola e manifestarsi anche ore dopo l’assunzione, poiché le sostanze possono accumularsi nel tessuto adiposo.

Gli argomenti di chi sostiene la nuova norma nascono dall’idea di non criminalizzare chi risulta positivo ai test ma non ha comportamenti pericolosi, tuttavia la realtà sul campo dice altro. Dove l’uso di droghe è stato legalizzato o tollerato, come in Colorado, il numero di incidenti stradali è raddoppiato.

E con l’arrivo di sostanze sintetiche difficilmente rilevabili, cresce l’incertezza sugli effetti e sulla possibilità di controllarli. Anche se l’obiettivo della legge era di carattere preventivo, limitare la sanzione alla dimostrazione di un pericolo concreto rischia di dare un messaggio ambiguo: finché non succede nulla di grave, si può guidare dopo aver consumato droghe.

Il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di proteggere la comunità e non di affidare ai singoli la responsabilità di riconoscere i propri limiti. Per questo l’editoriale non vuole demonizzare chi utilizza sostanze, ma ricordare che la libertà individuale termina dove inizia la sicurezza degli altri.

Gli esperti ribadiscono che l’uso della cintura di sicurezza e il rispetto dei limiti di velocità sono misure indispensabili. A queste andrebbe affiancata una politica di tolleranza zero verso chi guida sotto l’effetto di droghe, insieme a programmi di riabilitazione per le persone con dipendenze. Solo così si può ridurre davvero il rischio e prevenire tragedie.

Per concludere, la controversia sulla norma ci invita a riflettere sul rapporto tra scienza e diritto. Quando si sa che le droghe indeboliscono la capacità di giudizio, non ha senso aspettare il danno per intervenire. La sicurezza stradale è un bene comune e merita scelte che riflettano le evidenze scientifiche e un senso di responsabilità condivisa. Non all’improvviso cambio di colore dei magistrati, che passano con disinvoltura dalla toga nera al camice bianco.

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