Quasi 75% persone con demenza non risulta inserito in percorsi strutturati e l’assistenza, secondo quanto riferito a Roma da Eugenio Di Brino di Altems Advisory, appare spesso frammentata. “Occorre un modello che si evolva di pari passo con l’arrivo delle nuove tecnologie e delle risorse dedicate”, ha sottolineato nel corso dell’evento istituzionale di presentazione dello studio “Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica. Governance, percorsi e readiness organizzativa: un’analisi comparativa di nove Regioni”.
Secondo l’analisi richiamata da Di Brino, a incidere sul quadro complessivo è anche un divario Nord-Sud nell’accesso ai Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd). La copertura varia, infatti, da una soglia del 76% a una del 49%, con una difformità analoga nella presenza di Pdta integrati, che oscilla tra 69% e 27%.
Allineamento formale, gap nell’attuazione
Di Brino ha parlato di una “convergenza formale” a cui, in alcuni casi, non corrisponde un’adeguata realizzazione sul campo. Pur emergendo un trend verso la transizione da una gestione pubblica frammentata a un modello di rete organizzativa, restano criticità su standardizzazione, utilizzo del dato e capacità operativa al 100%.
La sua analisi collega i sistemi più integrati a tre elementi: Pdta formalizzati e un meccanismo organizzativo strutturato; una forte integrazione ospedale-territorio con il coinvolgimento di diversi operatori sanitari; e l’efficienza dei sistemi informativi. In queste realtà, ha spiegato, la gestione del paziente risulta più matura, dalla diagnostica al follow-up.
Un altro snodo riguarda l’integrazione con il medico di medicina generale, indicato come primo contatto nelle fasi primordiali della malattia e come interfaccia con i caregiver, prima dell’accesso alle strutture ospedaliere ad alta intensità assistenziale. Sul tema della diagnosi precoce, Di Brino ha evidenziato una situazione disomogenea legata a iniziative locali, con le Regioni collocate su un livello medio “senza estremi negativi o positivi”.
Tecnologie e risorse: il ruolo dei finanziamenti
Per quanto riguarda le tecnologie avanzate, circa il 70% dei centri garantisce l’accesso alla rete, un risultato definito positivo ma con margini di miglioramento, in particolare per i test genetici e gli accertamenti specialistici.
Alla domanda su come colmare le differenze, Di Brino ha indicato come determinanti i finanziamenti. Ha richiamato il Piano nazionale demenze e il Fondo per l’Alzheimer: riconfermato rispetto ai 15 milioni del periodo 2021-2023 e “ampiamente rifinanziato” fino a superare il doppio della capienza, con una stima di circa 33,4 milioni di euro da distribuire tra le Regioni.
In aggiunta, ha citato le risorse del Pnrr, definite fondamentali per la gestione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi informativi. “Disponiamo di un ottimo punto di partenza che deve essere però consolidato”, ha concluso, osservando che “avere le risorse non basta” se la componente organizzativa non avanza in parallelo, e che la misurazione continua delle performance deve essere posta alla base del percorso, facendo leva sul fondo nazionale come catalizzatore per il cambiamento.
Fonte originale: Alzheimer, Di Brino (Altems Advisory): “75% persone con demenza fuori da percorsi cura”
