Al Congresso Sinch di Catania, il neurochirurgo Carlo Giorgio Giussani ha presentato un modello per pianificare la separazione di gemelli siamesi basato su avatar virtuali e fisici. Secondo quanto illustrato, l’approccio mira a rendere il percorso chirurgico più preciso e sicuro in un contesto definito estremamente complesso per rarità dei casi e difficoltà diagnostiche, tecniche e multidisciplinari.
Giussani, direttore della clinica Neurochirurgica della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza e responsabile della sezione Neurochirurgia pediatrica della Società italiana di neurochirurgia, ha spiegato che l’intervento oggetto di presentazione è stato pianificato attraverso un percorso iterativo sviluppato per le esigenze specifiche di due gemelle siamesi.
Un percorso iterativo con avatar e ristudio
Nel corso della ricerca e della preparazione, le pazienti sarebbero state studiate e trattate per circa un anno e mezzo. La chirurgia, come riportato, si è articolata in più fasi: due separazioni neurovascolari, l’impianto di protesi per espandere la pelle e, infine, la separazione definitiva. Dopo ogni intervento, l’anatomia del sistema nervoso e vascolare sarebbe cambiata in modo rilevante, rendendo necessario un nuovo studio e una nuova pianificazione.
Questo processo, illustrato da Giussani, ha previsto la creazione di nuovi avatar e la ripianificazione delle procedure successive, anche per adattarsi a modificazioni definite “inattese”. Il percorso ha combinato realtà aumentata, simulazioni virtuali e l’utilizzo di oltre 30 modelli tridimensionali, integrando anche prove in sala angiografica.
Prove in sala e ruolo della tecnologia
Tra le attività descritte, Giussani ha raccontato che con piccoli palloncini sono state chiuse temporaneamente arterie e vene considerate importanti. L’obiettivo sarebbe stato osservare la risposta delle bambine e individuare una possibile strada microchirurgica, sfruttando l’anticipazione offerta dalla pianificazione con modelli e strumenti avanzati.
Nel commentare il valore dell’approccio, il neurochirurgo ha sottolineato che la tecnologia può rappresentare un ausilio, ma non sostituisce lo studio dell’anatomia e l’autonomia cognitiva del chirurgo. In sintesi, la tecnologia renderebbe il gesto chirurgico più sicuro, restando un supporto alla competenza e non un’alternativa all’esperienza medica.
Fonte originale: Gemelli siamesi, neurochirurgo Giussani: “Con gli avatar separazioni più precise e sicure”
