Hantavirus, Andreoni (Simit): “Casi contenuti, nessun rischio di pandemia”

Focolaio di Hantavirus su nave da crociera: otto casi confermati e tre decessi, preoccupazione per la trasmissione in ambienti chiusi. Intervista al professor Andreoni sulla situazione.

ROMA – Un recente focolaio di Hantavirus è emerso a bordo della nave da crociera polare olandese M.V. Hondius, in navigazione dall’Argentina verso le Isole Canarie, suscitando preoccupazione tra gli esperti di sanità pubblica. Questo evento segna il primo cluster documentato di questa infezione su una nave da crociera. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato il ceppo andino come responsabile, il quale, in rari casi, può essere trasmesso da persona a persona. Fino ad oggi, sono stati confermati otto casi, di cui tre hanno portato a decessi, un paziente versa in condizioni critiche, mentre tre presentano sintomi lievi. Un ulteriore caso è stato rilevato in Svizzera tra i passeggeri della nave. I sintomi sono iniziati tra il 6 e il 28 aprile, manifestandosi inizialmente con febbre e disturbi gastrointestinali, e in alcuni casi evolvendo rapidamente verso forme gravi di polmonite e collasso cardiovascolare. Per fare chiarezza su questo virus, l’agenzia Dire ha intervistato il professor Massimo Andreoni, Direttore scientifico della SIMIT e membro del Consiglio Superiore di Sanità.

Andreoni: contagio attraverso il contatto con urine, feci o saliva dei roditori

Il professor Andreoni ha chiarito che l’Hantavirus non è un virus nuovo, essendo noto da molti anni. Esistono due forme principali: in Europa, in particolare nel Nord, prevale una forma renale ed emorragica, mentre nelle Americhe e in Asia è più comune la forma respiratoria, associata anche alla trasmissione interumana. Questo virus è considerato una zoonosi, ovvero un’infezione trasmessa dagli animali all’uomo, in particolare dai roditori. Il contagio avviene attraverso il contatto con le urine, le feci o la saliva dei topi, ma può anche avvenire tramite l’inalazione di particelle secche contaminate. Andreoni ha sottolineato che la trasmissione da uomo a uomo è rara, ma già documentata nella forma respiratoria dell’Hantavirus, specialmente in Sud America. Pertanto, l’episodio verificatosi a bordo della nave non è del tutto inatteso.

Andreoni: il numero dei casi è superiore alle attese, ma resta compatibile

Secondo le ricostruzioni, il paziente infetto avrebbe contratto il virus in Argentina prima di imbarcarsi già malato. L’ambiente chiuso della nave, caratterizzato da una convivenza stretta e prolungata, ha facilitato il contagio della moglie e di alcuni membri dell’equipaggio. Lo stesso discorso vale per il possibile contagio della hostess dell’aereo, che ha avuto un contatto ravvicinato con la passeggera sintomatica in un ambiente ristretto come quello dell’aeroplano. Per l’infettivologo, il numero di casi registrati è superiore a quanto previsto, ma rimane compatibile con le caratteristiche già note della malattia. Non ci sono evidenze che suggeriscano un virus altamente trasmissibile o con potenzialità pandemiche; se così fosse, il contagio sulla nave sarebbe stato molto più esteso. Andreoni ha evidenziato che la maggior parte delle persone a bordo non si è infettata e sarà fondamentale verificare la presenza di eventuali casi asintomatici.

I luoghi chiusi aumentano il rischio di trasmissione

Il professor Andreoni ha messo in evidenza che i luoghi chiusi, come navi, aerei, scuole o ambienti di lavoro, aumentano il rischio di trasmissione, come già osservato durante la pandemia di Covid-19. Non si può escludere che il ceppo coinvolto possa avere una maggiore capacità di diffusione rispetto ad altri sottotipi di Hantavirus, ma attualmente non ci sono segni di una variante ad altissima trasmissibilità. La situazione richiede un monitoraggio attento, ma non indica al momento un’emergenza sanitaria internazionale. L’episodio rappresenta un esempio di come, in un mondo globalizzato, infezioni un tempo limitate a zone remote possano rapidamente diffondersi in altre parti del pianeta.

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