ROMA – La situazione legata al focolaio di hantavirus sulla nave MV Hondius continua a suscitare preoccupazioni, nonostante le rassicurazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute. L’attenzione si concentra sul potenziale di un ritorno a scenari simili a quelli vissuti durante la pandemia di Covid-19.
Le condizioni per un evento pandemico
Secondo il medico infettivologo Marzio Sisti, attivo su Facebook, esistono tre condizioni fondamentali affinché un virus possa dare origine a una pandemia.
La prima condizione riguarda la presenza di un agente infettivo capace di generare, con una certa frequenza, casi gravi di malattia. La seconda è la trasmissione efficiente da individuo a individuo, prevalentemente attraverso vie respiratorie, come le goccioline (droplets) o l’aerosol, ma anche tramite contatto diretto. Infine, la terza condizione si riferisce a modelli di trasmissione sfavorevoli, in cui il contagio può avvenire anche durante il periodo di incubazione e in assenza di sintomi evidenti.
Sisti sottolinea che la difficoltà nel contenere il Covid-19 risiedeva nella sua capacità di diffondersi in modo asintomatico o quando i sintomi erano lievi, senza necessità di un contatto prolungato con la fonte contagiosa. Riguardo agli hantavirus, e in particolare l’Andes virus responsabile dell’epidemia sulla nave Hondius, si può affermare che soddisfa la prima condizione, mentre le altre due sembrano non essere attualmente presenti. Tuttavia, il medico avverte che eventuali mutazioni del virus potrebbero cambiare la situazione, anche se, fino a oggi, i vari ceppi virali appaiono relativamente stabili.
Che cos’è l’hantavirus e come si trasmette?
Il Ministero della Salute fornisce informazioni dettagliate riguardo all’hantavirus, definendolo come un’infezione virale di gravità variabile, trasmessa all’uomo attraverso roditori, sia selvatici che domestici. Gli hantavirus appartengono a un genere che comprende diverse decine di specie a livello globale e sono considerati virus zoonotici, in grado di infettare naturalmente i roditori, con occasionali trasmissioni all’uomo.
La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti, mentre i morsi sono eventi rari. Fino a ora, la trasmissione interumana è stata documentata solo per il virus Andes nelle Americhe, ma risulta essere un fenomeno raro.
I sintomi dell’hantavirus
Secondo le informazioni disponibili sul sito del Ministero della Salute, l’infezione da hantavirus può portare a diverse patologie, alcune delle quali possono essere gravi o addirittura fatali. Le malattie associate a questo virus possono manifestarsi con un coinvolgimento renale, come la nefrite, oppure con sindromi polmonari.
A livello globale, sono state identificate numerose specie di hantavirus, ma solo alcune sono note per causare malattie nell’uomo. In Nord, Centro e Sud America, gli hantavirus possono provocare la sindrome polmonare da hantavirus (HCPS), una condizione che progredisce rapidamente e colpisce polmoni e cuore. Il virus Andes appartiene a questa categoria e presenta una rara possibilità di trasmissione da persona a persona, documentata principalmente in Argentina e Cile.
In Europa e Asia, gli hantavirus possono causare febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce i reni e i vasi sanguigni, ma la trasmissione tra individui non è stata riscontrata in queste aree. La nefropatia epidemica (NE) rappresenta una forma più lieve di HFRS, osservata in Europa.
Il periodo di incubazione dell’hantavirus è relativamente lungo, variando generalmente da 2 a 3 settimane, ma può arrivare fino a sei settimane. Sebbene non esista un trattamento specifico o un vaccino, un’assistenza medica tempestiva e di supporto è cruciale per migliorare la sopravvivenza, con particolare attenzione alla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. La prevenzione si basa principalmente sulla riduzione dei contatti tra le persone e i roditori infetti.
