L’hantavirus rappresenta una seria minaccia per la salute umana, essendo un virus trasmesso dai roditori che può provocare complicazioni respiratorie, cardiache e renali. Con un tasso di mortalità che può superare il 25%, il virus ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie. Nel maggio 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato un focolaio a bordo di una nave da crociera, con sette casi e tre decessi, causati dal virus delle Ande, noto per la sua capacità di trasmettersi anche da persona a persona.
Cos’è l’hantavirus?
L’hantavirus è un virus zoonotico, il che significa che può essere trasmesso dagli animali all’uomo. Il serbatoio naturale di questo virus sono i roditori, come topi e ratti, che possono portare il virus senza manifestare sintomi, ma trasmetterlo all’uomo attraverso urine, feci e saliva. Esistono diverse specie di hantavirus, ognuna con effetti variabili a seconda della zona geografica.
Tra le specie più rilevanti troviamo il virus delle Ande (ANDV) e il Sin Nombre (SNV), presenti nelle Americhe e responsabili della sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), che colpisce polmoni e cuore. In Europa, il virus Puumala e il virus Dobrava causano la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), colpendo reni e vasi sanguigni. È importante notare che il virus delle Ande è l’unico hantavirus documentato per la trasmissione interumana, sebbene questo rimanga un evento raro.
Il focolaio del 2026 sulla nave da crociera
Il 2 maggio 2026, l’OMS ha notificato un focolaio di malattia respiratoria grave a bordo di una nave da crociera con 147 passeggeri. Al 6 maggio, erano stati confermati cinque casi, con due ulteriori sospetti e tre decessi. Il virus identificato è risultato essere il virus delle Ande (ANDV). Questo focolaio ha suscitato preoccupazione, ma secondo l’ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie), il rischio di contagio per la popolazione generale dell’Unione Europea rimane molto basso.
Rischio per la popolazione italiana ed europea
Le autorità sanitarie hanno rassicurato la popolazione sul rischio di contagio, che è considerato molto basso per diversi motivi. Prima di tutto, il virus delle Ande non si trasmette facilmente tra le persone. Inoltre, il serbatoio naturale dell’ANDV, rappresentato da roditori specifici, non è presente in Europa. Non ci si aspetta un’introduzione del virus nella popolazione di roditori europei e le autorità portuali hanno attuato protocolli di protezione individuale. Attualmente, non sono stati segnalati casi umani sul territorio italiano.
Modalità di trasmissione dell’hantavirus
La trasmissione dell’hantavirus avviene principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o le loro secrezioni. Le modalità di esposizione includono l’inalazione di particelle aerosolizzate provenienti da urine, feci o saliva di roditori, il contatto diretto con roditori o superfici contaminate, e la pulizia di ambienti infestati, che rappresenta la via più comune di contagio. È importante sottolineare che, per il solo virus delle Ande, è stata documentata anche una limitata trasmissione interumana, che si verifica tramite contatti stretti e prolungati.
Sintomi dell’infezione da hantavirus
I sintomi della sindrome da hantavirus (HPS) si manifestano solitamente tra le due e le quattro settimane dopo l’esposizione, ma possono comparire anche prima, entro una settimana, o fino a otto settimane dopo il contagio. La malattia si sviluppa in due fasi: la fase iniziale è caratterizzata da febbre, mal di testa, brividi, dolori muscolari, nausea, vomito e diarrea. La fase critica include una difficoltà respiratoria improvvisa e un calo della pressione arteriosa, che possono portare a insufficienza respiratoria acuta. Nel 2025, il tasso di letalità della sindrome cardiopolmonare da hantavirus nelle Americhe era del 25,7%, evidenziando l’importanza di un accesso tempestivo alla terapia intensiva.
Diagnosi e trattamento
La diagnosi dell’infezione da hantavirus avviene attraverso test di laboratorio su campioni biologici. In caso di sospetta esposizione, è fondamentale consultare un medico senza indugi. Attualmente, non esiste un antivirale specifico autorizzato né un vaccino contro l’hantavirus. La terapia è di supporto e prevede il monitoraggio clinico in ambiente ospedaliero, la gestione delle complicanze respiratorie e cardiache, il ricovero in terapia intensiva nei casi gravi e il supporto alla funzione renale nei casi di HFRS.
Prevenzione dell’infezione da hantavirus
La prevenzione dell’infezione da hantavirus si basa sulla riduzione del contatto con i roditori. Per il virus delle Ande, è fondamentale seguire le comuni precauzioni anticontagio, come l’igiene delle mani e il distanziamento fisico in caso di contatto con persone potenzialmente infette. Le misure raccomandate includono mantenere puliti gli ambienti domestici e di lavoro, sigillare crepe e aperture negli edifici, conservare alimenti in contenitori chiusi e non spazzare o aspirare a secco aree contaminate da escrementi di roditori.
