ROMA – Il Centro Diagnostico Italiano (CDI) ha recentemente fornito cinque indicazioni cruciali per aggiornare la mappa del rischio legata al melanoma, rivolgendosi sia ai pazienti che ai medici. A illustrare queste linee guida è stato Mario Santinami, specialista in chirurgia generale e direttore della struttura complessa di chirurgia melanoma presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Le varianti di melanoma da riconoscere
Non tutti i melanomi presentano caratteristiche tipiche come colori scuri, asimmetria o bordi irregolari. Le forme amelanotiche, che mancano di pigmento e possono apparire rosate o simili al colore della pelle, rappresentano fino al 5% dei casi e possono facilmente essere confuse con dermatiti, cicatrici o granulomi. Un esempio particolare è il melanoma ungueale, che si sviluppa sotto le unghie e può essere scambiato per un’ecchimosi o un’infezione fungina per periodi prolungati. Anche le localizzazioni mucosali, come quelle nella cavità orale o nella mucosa genitale, sono spesso trascurate durante l’autoesame. Queste varianti tendono a essere diagnosticate in fase avanzata, non per negligenza, ma perché non vengono comunemente associate ai segnali di allerta da riconoscere. È fondamentale aumentare la consapevolezza su queste forme, accanto alla consueta sorveglianza dei nei noti.
Identificazione dei soggetti a rischio
Dal punto di vista clinico, è possibile identificare chiaramente i soggetti a rischio. Coloro che presentano numerosi nevi o nevi atipici, chi ha una storia familiare di melanoma o di altri tumori cutanei, chi ha subito esposizioni prolungate ai raggi UV o ha avuto scottature solari significative, e chi ha già ricevuto una diagnosi di tumore della pelle, sono tutti considerati a rischio. Anche chi ha un fototipo chiaro deve prestare attenzione, poiché l’assenza di questi fattori non implica l’assenza di rischio.
Accanto ai fattori biologici, esiste anche un rischio di natura psicologica. La tendenza a minimizzare le lesioni cutanee è un comportamento comune: chi ha molti nei innocui può non dare peso a cambiamenti in una singola lesione, e le persone anziane tendono a considerare le alterazioni della pelle come normali segni di invecchiamento. Un nevo che cambia in età avanzata può essere erroneamente interpretato come una semplice “macchia senile”, aumentando il rischio di ritardi nella diagnosi. Riconoscere questa tendenza è un passo importante per la prevenzione.
Il rischio per i fototipi scuri
Sebbene una maggiore concentrazione di melanina riduca il rischio relativo di melanoma, non lo elimina del tutto. Nei soggetti con pelle scura, il melanoma tende a manifestarsi più frequentemente in aree acrali, come palmi e piante dei piedi, dove la pigmentazione non offre alcuna protezione. Il melanoma acrale lentigginoso è la forma più comune in queste popolazioni. Un dato allarmante è che, in chi ha la pelle scura, la diagnosi avviene in genere in uno stadio più avanzato. Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici, inclusa una minore abitudine a controllare le aree a rischio e una soglia di sospetto ridotta anche nell’ambito clinico. Riconoscere e affrontare questa disparità è essenziale per migliorare la diagnosi.
Controllo di aree trascurate
Il cuoio capelluto, spesso nascosto dai capelli, è una delle aree con il più alto tasso di mortalità per melanoma. Un controllo dermatologico completo deve includere questa zona, così come la regione plantare e la mucosa orale. La presenza di tatuaggi introduce ulteriori complicazioni; i pigmenti esogeni possono mascherare o simulare alterazioni melanocitiche, rendendo difficile sia l’autoispezione che la valutazione clinica. È importante evitare di tatuare aree con nevi e, nel caso di nevi situati in zone tatuate, è necessaria una sorveglianza più attenta e, in caso di dubbi, un approfondimento diagnostico.
Monitoraggio e tecnologie per la diagnosi precoce
Il monitoraggio delle lesioni cutanee attraverso immagini nel tempo si è rivelato uno strumento efficace per rilevare il melanoma in fase precoce. Confrontare immagini ad alta risoluzione nel corso dei mesi consente di identificare variazioni impercettibili, facilitando la diagnosi di melanomi in stadio 0 o I, in cui la sopravvivenza a dieci anni supera il 95%. Gli algoritmi di intelligenza artificiale utilizzati per analizzare i nei stanno migliorando in termini di sensibilità e affidabilità, offrendo un valido supporto agli specialisti nella valutazione e nel follow-up, pur non sostituendo la visita clinica, soprattutto per le varianti atipiche.
Particolare attenzione deve essere prestata al monitoraggio “fai da te” tramite smartphone. Il rischio principale non è tanto che un’app possa sbagliarsi, quanto piuttosto che possa far sentire il paziente eccessivamente rassicurato. Questi strumenti hanno valore per incoraggiare un’osservazione più attenta della propria pelle, ma è fondamentale che non sostituiscano il controllo specialistico.
