Anticoagulanti, il nodo degli anziani tra durata della terapia e rischio emorragico

Al XXIX Congresso nazionale Siti, Alberto Tosetto parla di terapie anticoagulanti: negli anziani serve bilanciare rischio emorragico e beneficio.
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Anticoagulanti, il nodo degli anziani tra durata della terapia e rischio emorragico

La durata delle terapie anticoagulanti negli anziani resta al centro del dibattito scientifico. Il punto, secondo Alberto Tosetto, è valutare con attenzione il rapporto tra rischio emorragico e beneficio del trattamento, considerando la particolare fragilità di questi pazienti.

Il direttore del reparto di Ematologia dell’ospedale di Vicenza ne ha parlato a Roma, in occasione del XXIX Congresso nazionale Siti, Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi.

La durata varia in base alla presentazione clinica

Nel caso di episodi di tromboembolismo venoso, la durata delle terapie è classicamente indicata in un intervallo compreso tra 6 e 12 mesi. Questo periodo, però, può cambiare in funzione delle caratteristiche con cui si manifesta l’episodio.

Quando la trombosi non presenta una causa apparente, il trattamento può protrarsi più a lungo. È invece generalmente più breve se l’evento è stato provocato da fattori di rischio individuati, come traumi o interventi chirurgici.

Per Tosetto, proprio negli anziani la decisione sulla prosecuzione della terapia richiede un bilanciamento individuale. La fragilità di questa fascia di pazienti rende necessario mettere in relazione il possibile beneficio degli anticoagulanti con il rischio di sanguinamento, senza indicare una durata uguale per tutti.

Fonte originale: Farmaci, ematologo Tosetto: “Anticoagulanti in anziano, serve bilancio rischio-beneficio”

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