Alzheimer al centro del confronto in Camera con il policy paper di Altems Advisory: l’obiettivo è ridurre le differenze territoriali e trasformare la programmazione sanitaria sulle demenze in servizi stabili. Nel corso dell’incontro “La malattia di Alzheimer come sfida di sanità pubblica”, promosso dall’onorevole Annarita Patriarca, è stato indicato come nodo prioritario quello di garantire diagnosi e cure più omogenee tra le Regioni, anche alla luce delle nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche.
Secondo la nota, in Italia l’Alzheimer colpisce circa 700mila persone e coinvolge oltre 3 milioni di familiari e caregiver. Le demenze, inoltre, sono indicate come la settima causa di morte a livello globale e l’impatto si estende oltre la clinica, con effetti sull’autonomia e sulla capacità dei servizi sanitari e sociosanitari di assicurare un’assistenza continuativa.
Il focus: programmazione stabile e meno divari
La discussione ha collegato l’esigenza di far evolvere le progettualità in una programmazione stabile al nuovo Piano nazionale demenze 2027-2031. La strategia, presentata come articolata in 7 aree di intervento, introduce obiettivi, azioni e indicatori misurabili per sostenere il passaggio verso servizi più strutturati. Tra le priorità vengono citate l’integrazione tra centri specialistici e servizi territoriali, il sostegno ai caregiver e lo sviluppo di sistemi informativi in grado di misurare la qualità dell’assistenza.
Nel documento, si sottolinea anche la prevenzione e la diagnosi biologica precoce, considerata rilevante per l’uso di nuovi farmaci disease-modifying. Questi, secondo quanto riportato, intervengono sui meccanismi biologici della malattia con l’obiettivo di rallentarne la progressione; da qui la necessità di identificare tempestivamente le persone che potrebbero beneficiarne. In questo scenario, assumono rilievo i biomarcatori, compresi quelli ematici, per rendere il percorso diagnostico più accessibile e tempestivo, nell’ambito di protocolli clinici appropriati.
Gap operativi e accesso disomogeneo a Cdcd e diagnostica avanzata
Dal confronto emerge anche un quadro di difficoltà legate alla traduzione operativa delle scelte programmatiche. Il paper analizza 9 Regioni e, secondo la nota, mostra che strumenti e atti sono spesso presenti sul piano formale, mentre la pratica operativa uniforme resta incompleta: governance, integrazione dei servizi, utilizzo dei dati e supporto ai caregiver avrebbero livelli di sviluppo differenti.
Tra gli esempi richiamati, l’accesso alla diagnostica avanzata risulterebbe disomogeneo. Nei dati dell’Istituto superiore di sanità citati nel report, solo 2 Cdcd su 3 a livello nazionale avrebbero accesso alla Pet amiloide; nelle Regioni analizzate, la quota varierebbe da circa 48% a 92%. Il tema viene collegato all’urgenza di rafforzare la capacità diagnostica dei servizi e di integrare i biomarcatori nei percorsi clinici secondo criteri condivisi di appropriatezza.
Nel merito delle criticità organizzative, Aima denuncia una rete non effettiva e una presa in carico adeguata “per tutte le fasi di malattia”. La presidente di Aima, Patrizia Spadin, sostiene che “meno del 50%” dei pazienti con diagnosi riesce a essere in carico ai Cdcd e che in molte aree i malati in fase avanzata con problemi comportamentali non avrebbero luoghi adeguati di cura né specialisti disponibili, “se non a pagamento”.
Per preparare il Servizio sanitario nazionale all’innovazione, viene indicata la necessità di una rete coordinata che coinvolga medicina generale, Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) e servizi sociosanitari, per accompagnare le persone dai primi segnali fino a diagnosi, trattamento e continuità assistenziale. La nota richiama anche il tema della sostenibilità: il Fondo per l’Alzheimer e le demenze ha destinato alle Regioni 33,4 milioni di euro nel triennio 2024-2026, oltre il doppio rispetto al triennio precedente, e l’iniziativa viene proposta come base da consolidare con finanziamenti adeguati e orizzonti temporali superiori ai tre anni.
“Dati e analisi” vengono presentati come strumenti per trasformare il progresso in risposte concrete, mentre si sottolinea l’importanza di aggiornare e armonizzare i percorsi diagnostico-terapeutici. L’iniziativa si conclude con l’indicazione del contributo incondizionato di Lilly Italia, Roche e Roche Diagnostics.
Fonte originale: Alzheimer, analisi Altems: “Priorità garantire diagnosi e cure omogenee”
