Chemsex e droga usate per facilitare o prolungare i rapporti sessuali emergono da una survey nazionale FeDerSerD come un fenomeno “ancora troppo poco indagato”, con criticità anche sulla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse. Il quadro è stato presentato a Napoli durante il XV Congresso nazionale della Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze.
L’indagine è stata realizzata tra maggio e luglio 2026 tramite 390 questionari compilati da professionisti dei SerD di tutta Italia, prevalentemente medici. Dalla rilevazione risulta che i servizi hanno consolidato competenze nello screening delle patologie infettive, ma mostrano lacune nel intercettare i nuovi comportamenti a rischio e nel garantire percorsi integrati di prevenzione e cura.
Integrazione con i centri IST e strumenti di counselling
Uno degli aspetti più critici riguarda la difficoltà nel costruire reti di assistenza tra Servizi per le Dipendenze e strutture specialistiche. Secondo quanto riportato nella nota di FeDerSerD, il 68,5% dei SerD non dispone di collaborazioni formalizzate con i centri territoriali specializzati nelle infezioni sessualmente trasmesse. Restano inoltre carenze sul versante degli strumenti clinici: soltanto il 36,7% dei servizi adotta un’anamnesi sessuale o un counselling strutturato, mentre oltre il 56% risulta sprovvisto di tali procedure.
FeDerSerD sottolinea che le persone con disturbi da uso di sostanze possono essere esposte a molteplici fattori di rischio infettivologico e necessitano interventi personalizzati. Nel contempo, nella lettura dei risultati emerge anche l’esigenza di rafforzare integrazione e prevenzione in modo più coerente con l’evoluzione dei comportamenti di rischio.
Daniele Pini, dirigente medico e membro del Direttivo nazionale FeDerSerD, ha evidenziato l’impossibilità di considerare la salute sessuale e la prevenzione delle infezioni come aspetti secondari nel trattamento delle dipendenze. Nella stessa cornice, ha richiamato anche difficoltà operative già note, legate a carenza di personale e risorse limitate.
Il chemsex: attenzione disomogenea tra servizi
Particolarmente significativo il quadro sul chemsex. La survey indica che solo “circa un quarto” dei servizi approfondisce il fenomeno, mentre il 37,4% non lo indaga affatto. FeDerSerD avverte che questa situazione può ostacolare l’identificazione precoce dei comportamenti a rischio e l’accesso a interventi mirati.
Tra le difficoltà segnalate emergono la carenza di formazione specifica degli operatori, lo stigma che ancora accompagna determinati comportamenti sessuali e l’insufficienza di reti assistenziali dedicate, anche in collaborazione con il terzo settore. Pini indica che i servizi per le dipendenze non affrontano ancora il chemsex in modo prioritario né lo indagano sistematicamente durante i colloqui con i pazienti, auspicando un maggiore approfondimento in fase di presa in carico.
Nel corso della sessione congressuale dedicata alle patologie infettive correlate alle dipendenze, i risultati sono stati illustrati da Liliana Praticò, dell’Unità operativa complessa Dipendenze dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, mentre un contributo sui percorsi integrati dalla prevenzione alla presa in carico è stato portato da Tullio Prestileo, dell’ospedale Civico di Palermo e membro del Comitato scientifico nazionale FeDerSerD.
Fonte originale: Uso di droga per prolungare i rapporti sessuali, ecco il chemsex: “Fenomeno ancora troppo sommerso”
