Salute: negli sport acquatici aumenta il rischio di ‘orecchio del surfista’, ecco come tutelare l’udito

L’esostosi del canale uditivo esterno: rischi, sintomi e prevenzione per chi pratica sport acquatici, con consigli del professor Mario Turri Zanoni per un’estate in salute.

La patologia dell’esostosi del canale uditivo esterno si presenta come una delle problematiche più comuni legate all’apparato uditivo, con sintomi iniziali spesso poco evidenti. Questo disturbo, noto nel gergo medico come “orecchio del surfista”, è particolarmente rilevante per coloro che praticano sport acquatici. Con l’arrivo dell’estate nel 2026, è importante comprendere i rischi associati a queste attività e come prevenirli, per garantire un’estate all’insegna del divertimento e della salute.

Sport acquatici e rischi per l’udito

Durante la stagione estiva, molti appassionati di sport acquatici, come nuoto, vela, windsurf, kitesurf e canottaggio, si dedicano a queste attività. Sebbene siano ottimi per mantenere la forma fisica, l’esposizione prolungata all’acqua e alle condizioni atmosferiche può comportare rischi per l’udito. L’esostosi del canale uditivo esterno è una delle problematiche più frequenti in questi casi. Essa è caratterizzata da una crescita anomala di tessuto osseo all’interno del condotto uditivo, che può restringere il passaggio e causare diversi disturbi. I sintomi iniziali, come la sensazione di orecchio tappato, la difficoltà a rimuovere l’acqua e le otiti esterne ricorrenti, possono facilmente essere trascurati. Con il passare del tempo, l’ostruzione può compromettere seriamente la capacità uditiva.

Per approfondire le dinamiche di questa patologia e fornire consigli utili per la prevenzione, il professor Mario Turri Zanoni, primario dell’Otorinolaringoiatria presso l’ospedale di Cantù e docente all’Università degli Studi dell’Insubria, offre la sua esperienza.

Comprendere l’esostosi del condotto uditivo

Il professor Turri Zanoni spiega che l’esostosi del condotto uditivo esterno è una crescita benigna di osso che si sviluppa lentamente all’interno del canale uditivo. Non si tratta di un tumore, ma di una risposta di adattamento dell’organismo all’esposizione prolungata a condizioni come acqua fredda e vento. Questo fenomeno è particolarmente comune tra i surfisti, ma può colpire anche velisti, kiters, canoisti e nuotatori, specialmente se praticano sport in acque fredde. L’esposizione ripetuta a questi fattori ambientali aumenta il rischio di sviluppare l’esostosi, che non si limita a chi nuota occasionalmente, ma interessa anche coloro che si dedicano a queste attività per anni.

Campanelli d’allarme da non trascurare

I segnali di allerta iniziali sono spesso sfumati e possono facilmente essere trascurati. Tra i sintomi più comuni ci sono la sensazione di orecchio tappato dopo il bagno, la presenza di acqua intrappolata nel condotto e episodi ripetuti di otite esterna. Inoltre, si può notare una riduzione temporanea dell’udito. Quando il canale uditivo esterno si restringe, anche una piccola quantità di acqua o cerume può causare un’ostruzione completa. Per questo motivo, il professor Turri Zanoni consiglia di non sottovalutare questi sintomi e di consultare un otorinolaringoiatra in caso di episodi ripetuti.

Distinzione tra otite estiva e esostosi

È fondamentale distinguere tra l’otite estiva da piscina e l’esostosi del condotto uditivo, poiché si tratta di condizioni molto diverse. L’otite esterna è un’infezione acuta che provoca dolore intenso e secrezioni, mentre l’esostosi è una modifica anatomica cronica che si sviluppa nel tempo e spesso non causa dolore immediato. Tuttavia, l’esostosi può favorire il ristagno di acqua e cerume, creando un ambiente favorevole per otiti ricorrenti. In questo senso, l’esostosi può essere considerata una causa predisponente per le infezioni acute estive.

Diagnosi e trattamento dell’esostosi

La diagnosi di esostosi è generalmente semplice e avviene attraverso un’otoscopia, un esame rapido e indolore che consente di osservare il condotto uditivo. In caso di necessità, si può ricorrere a una TC ad alta risoluzione per valutare l’anatomia del condotto. Una volta formata, l’esostosi non regredisce spontaneamente e non esistono farmaci in grado di eliminarla. Nella maggior parte dei casi, non è richiesto un intervento chirurgico, a meno che il restringimento non sia significativo o il paziente non soffra di otiti acute ricorrenti.

Intervento chirurgico e recupero

Qualora si renda necessario un intervento chirurgico, questo consiste nella rimozione delle escrescenze ossee che ostruiscono il condotto uditivo. Grazie alle tecniche moderne, la chirurgia è diventata sempre più mini-invasiva, con tempi di recupero generalmente rapidi. Tuttavia, il ritorno alle attività acquatiche richiede alcune settimane, normalmente tra le 6 e le 8 settimane, a seconda dell’estensione dell’intervento.

Prevenzione e buone pratiche

Infine, la prevenzione è fondamentale. L’utilizzo di tappi auricolari specifici per sport acquatici, fasce in neoprene e visite periodiche dall’otorinolaringoiatra sono raccomandati per chi pratica regolarmente sport in acqua. È importante anche adottare buone abitudini dopo l’uscita dall’acqua, come asciugare delicatamente l’orecchio e inclinare la testa per favorire la fuoriuscita dell’acqua. L’uso di asciugacapelli a temperatura tiepida può essere utile per favorire l’evaporazione. Si consiglia di evitare l’uso di cotton fioc, poiché possono causare traumi e aumentare il rischio di infezioni.

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