Social e minori: l’Ue esamina restrizioni. Lo psicologo avverte: “Soglia di 13 anni inadeguata”

Il rapporto della Commissione Europea propone misure per garantire la sicurezza online di bambini e adolescenti, evidenziando l’insufficienza della supervisione genitoriale e suggerendo un patentino digitale.

Il 30 luglio 2026, la Commissione Europea ha ricevuto un importante rapporto riguardante la sicurezza online di bambini e adolescenti. Questo documento, analizzato dallo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo (Di.Te.), propone misure per garantire un accesso più sicuro alle tecnologie digitali per i più giovani. Lavenia sottolinea che la semplice supervisione dei genitori non è sufficiente a proteggere i minori dai rischi associati all’uso dei social media.

Il rapporto sulla sicurezza online

Il rapporto presentato alla Commissione Europea suggerisce un approccio graduale all’uso delle tecnologie digitali da parte dei minori. Secondo Lavenia, l’ideale sarebbe vietare l’accesso ai social network e ai videogiochi nei primissimi anni di vita, consentendo un utilizzo controllato dai 3 ai 5 anni. Dai 6 ai 12 anni, i ragazzi potrebbero accedere ai social media solo con il consenso e la supervisione di un adulto. A partire dai 13 anni, si prevede un’autonomia crescente, fino a una relativa indipendenza tra i 16 e i 18 anni. Il rapporto propone anche una limitazione comune a livello europeo per l’accesso ai social network per i minori di 13 anni, con possibilità di accesso consentito dai genitori per scopi educativi.

Lavenia esprime preoccupazione riguardo a queste proposte, evidenziando che l’Europa ha finalmente riconosciuto che i social media non sono giocattoli, ma teme che le misure potrebbero risultare insufficienti. La supervisione dei genitori, pur riducendo alcuni rischi, non può garantire una protezione adeguata dai contenuti dannosi e dai meccanismi progettati per trattenere l’attenzione dei bambini.

Critiche alla supervisione dei genitori

Lavenia mette in guardia sul fatto che la presenza di un genitore accanto a un bambino di 8 anni non modifica l’algoritmo delle piattaforme sociali, non impedisce la raccolta di dati e non neutralizza i meccanismi che possono influenzare negativamente i più giovani. Secondo lo psicologo, permettere ai bambini di utilizzare i social media con la supervisione di un adulto legittima un accesso prematuro a contenuti inadeguati. La capacità di un genitore di monitorare ciò che appare sullo schermo non corrisponde alla comprensione degli effetti che tali contenuti possono avere sulla mente del bambino.

L’esperto critica anche l’approccio del rapporto che accosta esperienze digitali molto diverse tra loro, come videochiamate con i nonni e social media. Sottolinea che il problema non risiede nel digitale in sé, ma nelle piattaforme che si basano sull’esposizione personale e sull’approvazione sociale. Secondo Lavenia, il limite di accesso fissato a 13 anni è insufficiente, poiché non tiene conto della complessità delle problematiche legate al cyberbullismo, alla reputazione digitale e alla manipolazione algoritmica.

Proposte per un accesso più sicuro

In risposta alle preoccupazioni espresse nel rapporto, Lavenia ha avanzato una proposta al Governo Italiano. Suggerisce di vietare l’accesso ai social network personali per i minori di 15 anni e di introdurre un “Patentino Digitale” obbligatorio per coloro che desiderano accedere a queste piattaforme. Questo patentino sarebbe basato su un sistema a punti, simile a modelli già testati dall’associazione Di.Te. Prima di poter utilizzare i social media, i giovani dovrebbero acquisire conoscenze fondamentali su privacy, cyberbullismo, sexting, fake news e reputazione digitale.

Lavenia sottolinea l’importanza di far comprendere ai ragazzi che le loro azioni online hanno conseguenze, e che il loro comportamento deve essere monitorato. Propone che le piattaforme social siano responsabili nel verificare l’età degli utenti e nel garantire che i minori abbiano il patentino, disattivando le funzioni che favoriscono l’uso compulsivo. La responsabilità deve essere condivisa tra politica e aziende tecnologiche, affinché si possa garantire un ambiente online più sicuro per i giovani.

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