Il 7 maggio 2026, il professor Alessandro Tessitore, esperto di Neurologia presso l’Università della Campania L. Vanvitelli di Napoli, ha evidenziato l’importanza di una corretta identificazione dei pazienti affetti da Alzheimer che potrebbero trarre beneficio dalle nuove terapie. Durante un incontro dedicato ai progressi nella lotta contro questa malattia neurodegenerativa, Tessitore ha sottolineato che stiamo assistendo a un cambiamento significativo nel panorama terapeutico, con l’emergere di trattamenti che agiscono direttamente sui meccanismi biologici della patologia, in particolare sugli aggregati di beta-amiloide.
La trasformazione terapeutica nella malattia di Alzheimer
Il professor Tessitore ha spiegato che, dopo decenni di terapie esclusivamente sintomatiche, i recenti sviluppi hanno portato alla creazione di terapie innovative in grado di intervenire direttamente sul processo biologico dell’Alzheimer. Questa nuova fase terapeutica richiede una diagnosi precoce e supportata da evidenze biologiche. La capacità di identificare i pazienti nelle fasi iniziali della malattia è cruciale, poiché è in queste fasi che i nuovi farmaci hanno dimostrato di poter migliorare il disturbo di memoria e la disabilità.
L’esperto ha messo in evidenza che è essenziale non solo stabilire l’efficacia di questi farmaci, ma anche attribuire il giusto valore ai risultati ottenuti e selezionare i pazienti che possono realmente beneficiare dei trattamenti. La malattia di Alzheimer, infatti, si manifesta clinicamente con la perdita di memoria episodica, un sintomo che spesso viene segnalato dai familiari del paziente. Questi ultimi notano difficoltà nel ricordare eventi recenti e una ripetitività nelle domande e affermazioni, segni distintivi della patologia.
Diagnosi e valutazione della malattia
La diagnosi della malattia di Alzheimer è un processo complesso che richiede un inquadramento accurato. Tessitore ha spiegato che è necessaria una valutazione neuropsicologica per documentare oggettivamente il decadimento cognitivo e per stadiarla, cercando di intercettare la malattia nelle sue fasi più precoci. A questo si aggiunge l’importanza di una valutazione neuroradiologica, che permette di evidenziare l’interessamento di specifiche aree cerebrali.
Un aspetto innovativo in questo campo è rappresentato dai biomarcatori fluidi, che possono essere rilevati nel liquido cerebrospinale e, più recentemente, anche nel plasma. Questi biomarcatori consentono di confermare la presenza del processo neurodegenerativo legato alla proteina amiloide e alla proteina tau. L’accumulo di beta-amiloide è considerato uno degli elementi centrali del processo patologico e rappresenta una novità significativa per i pazienti che si rivolgono ai centri specializzati nella diagnosi e cura dell’Alzheimer.
Focus sulla diagnosi biologica
Attualmente, la comunità scientifica e clinica sta concentrando i propri sforzi sulla realizzazione di una diagnosi biologica che confermi la presenza del processo amiloidosico. Questa diagnosi deve essere associata all’inizio del processo neurodegenerativo e all’aumento dei livelli della proteina tau. Tessitore ha sottolineato anche l’importanza di riconoscere altri elementi che possono influenzare l’andamento della malattia, come le comorbidità, ad esempio le alterazioni vascolari o la presenza di altri processi neurodegenerativi, come la malattia di Parkinson.
Questi fattori possono avere un impatto significativo sull’evoluzione clinica dell’Alzheimer, rendendo necessaria una gestione multidisciplinare e un approccio personalizzato per ciascun paziente. La continua evoluzione delle terapie e delle tecniche diagnostiche rappresenta una speranza concreta per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
